Formazione e collaborazioni con Campari Academy

Bloom 33: il lato rosa dell’idea e dell’intuito imprenditoriali

Elena Ingiardi: “Un progetto che punta su botaniche ricercate e sull’home made”

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Elena Ingiardi: questa imprenditrice cremasca di 39 anni (anche se ne dimostra molti meno, ndr) ha saputo valorizzare anni di formazione ed esperienza sul campo fino a concretizzare il suo sogno: aprire un locale che possedesse determinate caratteristiche e che potesse darle la possibilità di esprimere appieno tutte le competenze maturate nel tempo. Elena fa i suoi primi passi nel mondo del Food&Beverage già nel 2004 aprendo il suo primo locale a Sergnano, all’età di 19 anni. Il locale, posizionato all’interno del centro sportivo del paese, fu concepito inizialmente come bar gelateria per poi avere uno sviluppo su un’offerta più ampia che ha visto nell’aperitivo la sua vera consacrazione. Forse è lì che Elena ha capito di volersi dedicare a un servizio con un target più mirato e il suo intuito imprenditoriale la porta alla consapevolezza che per realizzare il progetto occorrono sostanzialmente tre cose fondamentali: la specializzazione, il territorio e la location giusti.

E’ così che inizia un percorso di formazione di altissimo livello, dai corsi Aibes in cui vengono studiate tutte le discipline e le tecniche relative all’attività da bancone quali miscelazione, caffetteria e latte art fino allo studio di tutta la parte manageriale (bar managing), al master presso una delle realtà più rinomate nel settore: la “Campari Academy”, un percorso virtuoso in grado di formare su diversi aspetti, dalla composizione di un drink al marketing fino alla totale gestione di un locale (management e food cost).

Dopo qualche esperienza breve ma significativa come consulente, in particolare presso la pasticceria Cucchi Milano, nel 2019 arriva “Bloom 33 Botanic Bar”.

Ciao Elena, descrivici in poche parole il progetto Bloom 33. «Materia prima, freschezza, botaniche, ricerca, home made. In sintesi sono queste le cinque colonne su cui si basa e si sviluppa la filosofia del progetto Bloom 33». Crema, via Mazzini, una delle vie più “trafficate” e più “in” del centro. C’è un motivo se hai scelto quella posizione? «Assolutamente sì. La ricerca del posto è stata una fase difficile, ma molto importante. Abbiamo dovuto aspettare un po’ prima di poterci insediare al 33 di Via Mazzini, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Crema è la città giusta perché è una realtà sociale in grado di recepire nel modo giusto questo tipo di proposte nuove, a differenza di un paesino dove magari le persone sono più legate a realtà tradizionali».

In che senso?

«E’ anche una questione legata ai prezzi, al tenore e allo stile di vita. Ovviamente per proporre prodotti di primissima qualità la materia prima ha dei costi sicuramente più alti, di conseguenza il prezzo finale è leggermente più elevato della media. Anche la ricerca e la preparazione sono componenti che possono fare la differenza». 

Che cosa proponete di particolare e differente rispetto alla media?

«Usiamo materie prime sempre fresche e di primissima qualità, dalle botaniche per la realizzazione di liquori e spiriti, alla frutta e verdura che utilizziamo per le varie preparazioni. Quasi tutti i nostri prodotti sono “home made” (realizzati in casa) come, per esempio sciroppi, latte di mandorla, succo di menta e tutti gli elementi che occorrono per le varie composizioni dei drink e dei piatti che abbiamo in menù.

Per il food, infatti, proponiamo prodotti home made come pancake, centrifughe, insalate, toast, macedonie e tutto per colazioni, brunch e lunch veloci, con un occhio di riguardo anche verso le intolleranze alimentari e i cibi vegani».


Parliamo di personale. Quante persone lavorano per Bloom 33? Siete tutte donne?

«Siamo partite in tre e ora, fra dipendenti fissi e a rotazione, siamo arrivati a una decina. Ebbene sì, lo zoccolo duro è composto da sole donne, ma in realtà c’è anche un uomo che si occupa del servizio di pulizie del locale».

Ora che sei riuscita a concretizzare un tuo sogno, c’è ancora qualcosa dentro il cassetto?
«Sì. Attualmente sto portando avanti un corso di tecniche di laboratorio e mi piacerebbe, un domani, poter avere uno spazio per creare un laboratorio interno e che fosse anche collegato a una piccola serra in cui coltivare le materie prime che utilizziamo. Purtroppo oggi come oggi non è possibile per questione di spazi, ma in futuro chissà».

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