Maxi-bollette/3. Antonio Cella, 78 anni, imprenditore metanifero

«Pronto a risalire sulle piattaforme nell’Adriatico per estrarre metano»

Ha una società che fa già manutenzione sulle imponenti strutture utilizzate per perforare i pozzi di idrocarburi

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Se il nuovo governo darà l’okay, è pronto a collaborare a riattivare i giacimenti petroliferi in mezzo all’Adriatico. Ha, infatti, un’azienda proprio di fronte al mare, a Ortona, in provincia di Chieti, Abruzzo. L’ha fondata nel 2000, e divisa a metà con un socio, Tommaso Lanci («è bastata una stretta di mano 22 anni fa» ricorda). La sua «Sieco Service Srl» si occupa di piattaforme e pozzi petroliferi (fra i quali quelli dell’Eni in Val d’Agri, in provincia di Potenza) dove anche oggi è presente con vari servizi di manutenzione.

Lui è Antonio Cella, 78 anni, che conduce, con i figli, la «Cella fratelli di Cella Antonio», fondata a 19 anni in una sala dell’oratorio di Cremosano grazie alla disponibilità del suo parroco, e ai primi soldi prestatigli dall’ex Cassa rurale e artigiana di Santa Maria della Croce (oggi Banca Cremasca e Mantovana) con i quali si era comprato i primi ferri del mestiere necessari per cominciare a lavorare: saldatrice, trapano a mano, smerigliatrice, incudine e martello. Negli anni è stato anche un imprenditore calzaturiero in Romania e petrolifero in Venezuela.

«La Sieco Service» sottolinea Cella, «è pronta con le sue attrezzature e i suoi uomini a dare il suo supporto all’operazione “salva-bollette” in attesa che venga completata la transizione ecologica. E anche noi due vecchi soci – nonostante la nostra non più giovane età – siamo pronti a mettere a disposizione la nostra esperienza maturata in tanti anni di lavoro nel settore del gas».

O adesso o, forse, mai più come spiega l’imprenditore cremasco: «Tutti i Paesi dell’Adriatico e del Mediterraneo stanno estraendo, mentre noi ci stiamo suicidando. Pensare, infatti, che le fonti rinnovabili possano produrre nel breve periodo la necessaria energia pulita per mandare avanti l’Italia è una follia. La prima iniziativa che deve prendere il nuovo governo è quella di firmare le concessioni di estrazione del gas e permettere alle piattaforme installate nei nostri mari di riattivarsi; non solo: devono essere riaperti i nostri giacimenti in Val d’Agri».

Cella e Lanci si erano conosciuto nel 1985 quando l’abruzzese arrivò a Cremosano come responsabile tecnico e collaudatore della Ram, l’azienda che commissionò all’imprenditore cremasco la progettazione e la costruzione di un impianto completo di separazione testa-pozzo e gli aprì la strada per entrare nel mondo delle Compagnie petrolifere.

Per spiegare che cos’è un separatore testa-pozzo, bisogna immaginarsi il petrolio grezzo che erompe impetuoso dal sottosuolo. Quest’«oro nero» è composto da diversi elementi suddivisi in strati: c’è quello superiore forma- to da gas naturale e, andando in profondità, si trovano di seguito: olio, petrolio denso e infine acqua salata. Ora, sul posto, grazie proprio all’impianto testa-pozzo, il petrolio viene separato da gas, olio e acqua, e il greggio di prima scrematura che ne risulta, viene poi immagazzinato attraverso delle condutture in appositi serbatoi installati vicino ai pozzi. Unintervento d’obbligo, difficile e complesso.

Ma chi è Tommaso Lanci e in quale università ha studiato? E’ la stessa domanda che il progettista di una società di consulenza ingegneristica rivolse, più di 30 anni fa, a questo personaggio che lo incuriosiva quando la Ram chiese per la prima volta a Cella di costruirgli un separatore testa-pozzo. Il tecnico gli rispose: «La mia università sono stati i mari e gli oceani, a bordo delle navi metaniere che trasportavano gas liquido. Sono stato capo macchinista e direttore del funzionamento dei motori e delle caldaie; in poche parole, ero responsabile di tutta la meccanica di queste navi. Anche in mezzo alle tempeste, i macchinari dovevano funzionare sempre alla perfezione, altrimenti saltavamo tutti in aria. Giorno e notte, ho viaggiato con una bomba sotto il culo. Se sono ancora qui, è perché ho fatto un’ottima università».

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